Luce nella Prigione Egiziana
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Intro
Intro
Proprio da loro? Giuseppe ha subito maltrattamenti e calunnie proprio da loro: i suoi fratelli.
La famiglia chiamata a benedire, e’ risultata diventare una tana di tigri fameliche che hanno attentato alla vita del giovane Giuseppe.
Non e’ semplice accettare il fatto che, anche coloro preposti da Dio, incaricati dal Signore di benedire e proteggere la nostra vita, possano farci del male.
Possiamo soltanto fare nostra la dichiarazione di Paolo in 1 Corinzi 13:4-7: L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, 5 non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, 6 non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; 7 soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
La discendenza dei prigionieri. Arrivati a questo punto della storia di Giuseppe, possiamo concludere con assoluta certezza che il giovane figlio di Giacobbe era innocente.
Questa storia ci ricorda della forza che le calunnie hanno.
Giuseppe sara’ il primo di una lunga lista di prigionieri che, a motivo della loro fede in Dio, saranno imprigionati.
Ma come vedremo, nessuna cella puo’ rimanere al buio allungo se all’interno vi e’ un figlio di Dio:
Paolo vide il Signore incoraggiarlo mentre era in catene sulla nave adramittina: Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte, dicendo: "Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te" (Atti 27:23-24);
L’apostolo Giovanni, mentre era in esilio sull’isola di Patmos, ebbe la piu’ gloriosa visione degli ultimi tempi;
John Bunyan, mentre era nella prigione di Bedford, ha composto l’opera cristiana piu’ conosciuta al mondo dopo la Bibbia: “il Pellegrinaggio del Cristiano”;
George Fox e’ stato recluso a motivo dell’Evangelo nel castello di Lancaster senza mai rinnegare il suo Signore.
Sermon’s Outline. Attraverso questo brano desidero incoraggiare tutti coloro che si trovano nella prigione della malattia, dello scoraggiamento, della guerra familiare a confidare nel Signore.
Nello spazio di 3 versetti, il testo sacro ci ricorda che Dio fu con Giuseppe (Genesi 39:21, 23).
La prigione in questo testo viene descritta non come un luogo di reclusione, bensi’ come un luogo di trasformazione ed arricchimento.
A tal proposito desidero considerare alcuni aspetti di questa prigione:
La prigione non definisce chi siamo;
La prigione e’ protezione;
Nella prigione si notano i particolari;
Nella prigione si puo’ chiedere;
La prigione non e’ la tua destinazione.
N. 1 - La prigione non definisce chi siamo
N. 1 - La prigione non definisce chi siamo
(Leggere Genesi 40:15) Tutti malfattori! La prigione e’ un luogo di confino, dove i malfattori vengono segregati a motivo dei loro misfatti contro la societa’.
Ad esempio, il coppiere ed il panettiere del Faraone vennero rinchiusi in questo luogo a motivo di un complotto tramato ai danni del re d’Egitto.
In realta’, non importa cosa hai commesso… se sei in prigione, nell’immagginario collettivo sei colpevole, sei pericoloso, sei un peccatore.
Giuseppe era in prigione, ma era innocente.
Certamente stamane non sei in prigione, ma una malattia o un problema familiare ti tiene ostaggio, rinchiuso nel tuo dolore.
Questa situazione dolorosa si aggrava su te e, a furia di vivere in questa situazione, sembra che questo problema sia capace di definire la tua identita’. Ormai sei convinto che e’ tua la colpa, che stai raccogliendo cio’ che hai seminato.
La nostra identita’ non si poggia sulle circostanze nelle quali viviamo, ne dipende dai bei giorni o dai brutti periodi della vita, bensi’ essa si fonda sulla relazione che abbiamo con Gesu’.
N. 2 - La prigione e’ protezione
N. 2 - La prigione e’ protezione
(Leggere Genesi 39:19-20) Poteva andare peggio. Il reato di adulterio, nella societa egiziana, era considerato tale solo quando una donna sposata aveva relazioni con un uomo che non era suo marito.
Infatti, l’uomo egiziano poteva avere relazioni con altre donne senza essere considerato un uomo di poco valore.
Cio’ di cui Giuseppe era accusato gli avrebbe potuto costare la vita, ma Dio fu con Giuseppe.
La prigione, per quanto orribile possa essere, fu uno strumento di salvezza utilizzato da Dio per preservare la vita del giovane sognatore.
Quante volte ci siamo chiesti: “come mai sono in questa prigione? Perche’ sto vivendo questa malattia? Perche’ mi trovo a vivere questa circostanza?”
Abbiamo poi scoperto che quella prigione, quel problema, e’ stato uno strumento nelle mani di Dio per proteggere la nostra vita.
N. 3 - Nella prigione si notano i particolari
N. 3 - Nella prigione si notano i particolari
(Leggere Genesi 40:6, 8b) Piu’ sensibili ed accorti. E’ interessante notare come nella prigione, il nostro giovane sognatore Giuseppe sia propenso a notare i particolari.
Giuseppe nota il cambiamento del coppiere e del panettiere dopo i sogni ricevuti da Dio: Giuseppe, venuto la mattina da loro, li guardò, ed ecco, erano conturbati (Genesi 40:6);
Giuseppe e’interessato ai 2 sogni: E Giuseppe disse loro: 'Le interpretazioni non appartengono a Dio? Raccontatemi i sogni, vi prego' (Genesi 40:8b).
Dio spesso permette la priogione della prova nella nostra vita perche’ stiamo perdendo tanti preziosi dettagli.
Questa vita e’ frenetica e veloce e forse c’e’ bisogno della quiete della prova per farci apprezzare le potenti rivelazioni di Dio.
Siamo distratti dal rumore di questa societa’ mentre Dio parla: Dio parla una volta, e anche due, ma l'uomo non ci bada (Giobbe 33:14).
Forse e’ il tempo di considerare i dettagli che Dio prepara sul nostro cammino.
N. 4 - Nella prigione si puo’ chiedere
N. 4 - Nella prigione si puo’ chiedere
(Leggere Genesi 40:15) Senza piu’ richieste. Quando siamo scoraggiati, soli e rigettati, non abbiamo molta voglia di chedere, di domandare, di ricercare…
Quando siamo ammalati la prima cosa che viene a mancare e’ l’appetito.
Anche spiritualmente possiamo vivere la stessa identica esperienza: non abbiamo desiderio di ricercare nulla, non c’e’ richiesta o preghiera sulle nostre labbra.
Eppure Giuseppe c’insegna che anche nella prigione si puo’ chiedere: Ma ricordati di me, quando sarai felice, e siimi benigno, ti prego; parla di me a Faraone, e fammi uscire da questa casa (Genesi 40:15).
Possa il Signore oggi darci la forza di elevare, dal profondo della fossa nella quale ci troviamo, una richiesta di aiuto a Lui.
N. 5 - La prigione non e’ la tua destinazione
N. 5 - La prigione non e’ la tua destinazione
(Leggere Genesi 41:14) Due anni interi. 2 anni equivalgono a 730 giorni. In 730 giorni si maturano tante convinzioni, anche convinzioni sbagliate!
Giuseppe rimase in quella fossa umida e maleodorante per altri 24 lunghi mesi.
Ma quel giorno arrivo’: Allora Faraone mandò a chiamare Giuseppe, il quale fu tosto tratto fuor dalla prigione sotterranea. Egli si rase, si cambiò il vestito, e venne da Faraone (Genesi 41:14).
La prova che stai attraversando, oltre ad essere dura, difficile, si sta rivelando anche lunga…
Forse in te sta maturando la convinzione che questa prigione e’ anche la tua destinazione, ma non e’ cosi’!
Quel giorno arrivera’, dove il Re di gloria ci chiamera’ per presentarci alla sua presenza!
Conclusion
Conclusion
La prigione egiziana. A coloro che sono nei ceppi della malattia, a coloro che sono rinchiusi dietro le sbarre dei dolori familiari, confinati nella fossa dei problemi finanziari, possa questa parola raggiungere i loro cuori ed infondere vera speranza: quel giorno di liberazione e’ alle porte!
