Jeremiah 1:6
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Jeremiah 1:4-8
Il mio obiettivo
Il mio obiettivo
Il mio obiettivo è mostrarvi che Dio si serve di noi giovani, nonostante la nostra età, per realizzare i suoi scopi.
La storia
La storia
Voglio iniziare raccontandovi quando, per la prima volta, ho sentito che il Signore mi voleva dire qualcosa molto chiaramente.
Avevo circa - non so - 8 o 9 anni. Una sera stavamo meditando in famiglia: i miei genitori, mio fratello, mia sorella e io. Non ricordo di che cosa si trattasse, ma, alla fine, mia madre ci ha dato un piccolo incoraggiamento e una sfida a prenderci un po' di tempo da soli e a cercare di riflettere su ciò che Dio voleva dirci.
Eravamo abbastanza giovani da non avere molte barriere mentali che potessero impedirci di credere che Dio potesse parlarci. Penso che a quel tempo, forse avevo una fede più da bambino. Sapete che i bambini piccoli credono a ciò che li si dice. Credono a ciò che i genitori dicono a loro e, per la maggior parte, lo accettano come vero. In Giovanni 10, Gesù ci descrive come le sue pecore e che le sue pecore ascoltano la sua voce. Dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce”. Semplice. Facile. Senza domande. Dio parla in molti modi diversi, soprattutto attraverso la sua Parola scritta, ma anche in molti altri modi.
Comunque, stavamo meditando e mia mamma ha detto: “Allora, prenditi un po' di tempo e cerca di ascoltare Dio. Cosa ti sta dicendo?”
E quindi sono andato in camera mia e mi sono seduto sul letto. Credo di essere rimasto seduto lì per un po'. Forse avevo con me la Bibbia, forse no... non ricordo. Sono rimasto lì per un po', ma poi mi sono stancato. Era già notte e decisi di andare a dormire. Non mi sembrava di aver sentito nulla di particolare.
Poi, proprio mentre stavo iniziando ad addormentarmi, un versetto mi è venuto in mente, come dal nulla. Mi è comparso in testa con forza: Jeremiah 1:6. Sapete che di solito, Dio mi parla in inglese. Ora, anche a volte in italiano, ma di solito in inglese. Non sapevo nulla del libro di Geremia. Non avevo mai letto quel libro. Non sapevo nemmeno esattamente dove trovarlo nella Bibbia. Ma avevo quel versetto in mente: Geremia 1:6. È difficile descriverlo, ma all'improvviso era lì in mente.
Ero emozionato. Avevo appena sentito la voce di Dio?! Mi ha parlato qualcosa? Mi sono subito alzato, e sono andato a cercare la mia Bibbia.
Se avete la Bibbia, andate a Geremia 1:6. Ho trovato il versetto e c'era scritto: 6 Io risposi: «Ahimè, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo».
Ero scioccato. Ehi, anch'io sono giovane! Ehi, anch'io ho paura di parlare in pubblico e non sono bravo a parlare! Sentivo di potermi immedesimare in questo Geremia. Così, essendo curioso, ho deciso di leggere i versetti intorno a questo versetto per vedere cos'altro diceva. Leggiamo i versetti 4-8.
4 La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: 5 «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni». 6 Io risposi: «Ahimè, Signore, Dio, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo». 7 Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono un ragazzo”, perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il Signore.
(Geremia 1:4-8)
A quel punto, non capivo bene cosa significasse, ma avevo la sensazione che il Signore volesse usarmi in qualche modo. Ero giovane, avevo solo 8 o 9 anni, ma forse in futuro Lui avrebbe voluto usarmi, anche se non mi sentivo degno o abbastanza bravo.
Ho sempre portato con me questo versetto come incoraggiamento, e mi ha incoraggiato in molti momenti diversi della mia vita, soprattutto adesso. Con l'inizio della missione l'anno scorso, è stato davvero un incoraggiamento personale per me.
Il contesto
Il contesto
Ok, qual è il contesto? Siamo nel libro di Geremia, circa 625 (seicento-venticinque) anni prima di Cristo, nella regione di Giuda, in una piccola città a circa 5 chilometri da Gerusalemme. Geremia è cresciuto in una famiglia sacerdotale, quindi avrebbe dovuto conoscere bene la legge di Dio e il carattere di Dio. La nazione di Giuda, invece, era una nazione in ribellione e che si era completamente abbandonata al peccato e all'idolatria. In effetti, Geremia fu l'ultimo profeta che Dio inviò per avvertire il suo popolo dell'imminente distruzione, del giudizio di Dio su di loro a causa del loro peccato e della loro ribellione. Durante la vita di Geremia, la nazione di Babilonia arrivò, distrusse la città di Gerusalemme e portò via migliaia di persone come prigionieri. Il Signore aveva già inviato altri profeti per parlare a suo nome e chiamare il suo popolo a pentirsi (cosa che non fece, continuò a peccare per la maggior parte), e Geremia fu l'ultimo di questi profeti a venire prima della loro distruzione. Quindi, in questo contesto, in mezzo a un popolo che non rispettava più, né si preoccupava, dell'unico vero Dio, il Signore chiamò Geremia a essere il suo rappresentante e portavoce.
Ti Ho Conosciuto
Ti Ho Conosciuto
Leggiamo i versetti 4 e 5.
4 La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: 5 «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni».
Il Signore dice, “Io ti ho conosciuto”. Prima che tu nascessi, conoscevo già e avevo già pianificato la traiettoria della tua vita. Tu sei la mia opera e avevo già preparato in anticipo tutte le cose che dovevi fare. Non ti ho scelto all'improvviso e non l'ho capito al volo. Ho pianificato tutto questo. Tutto ciò che è accaduto nella tua vita ha uno scopo più grande e ti ha plasmato nella persona che sei ora. Qualunque cosa sia accaduta nella tua vita, il bene e il male, e tutto quello che c'è in mezzo, queste cose ti hanno plasmato per diventare quello che sei ora. Sei speciale e unico. Nessuno può amarmi e servirmi esattamente nel modo in cui lo fai tu. Perché nessun altro è te. Io ti vedo. Ti ho conosciuto. Ti conosco. E ti ho scelto. Ho grandi progetti per te! Sei pronto?
Come risponde Geremia? Che onore! Finalmente! Lo aspettavo da tanto tempo! Era ora, Signore! Hai visto il mio CV e, devo dire, è piuttosto buono. Senti, Signore, ho qualche suggerimento su come migliorare le cose qua. Hai carta e penna? Scrivi questo...
Risponde così? Che cosa dice?
Ahimè Signore!
Ahimè Signore!
Io risposi: «Ahimè, Signore, Dio
Ahimè!
Geremia risponde dicendo: “Oh no, Signore, ti prego, no! Perché?”. È un sentimento doloroso, un sentimento di lamento. Sta dicendo: “Perché io? Mi conosci? Sai quanto sono giovane? Quanto sono piccolo e insignificante? Io so chi sono... Tu sai chi sono? Sai come sono? Le cose che ho fatto... Dio, se mi conoscessi davvero, non mi sceglieresti. Io voglio servirti, Signore, davvero... ma non ci riesco”.
Vi ricorda qualcun altro? La risposta di Geremia è molto simile a quella di Mosè. Sapete che questa è la stessa identica espressione che Mosè ha usato quando Dio gli ha parlato dal pruno ardente?
(Esodo 4:10)
10 Mosè disse al Signore: «Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua».
Dio disse che voleva liberare e salvare il suo popolo e che avrebbe usato Mosè per parlare a suo nome. Alla fine del messaggio e delle istruzioni di Dio, Mosè non era entusiasta di questa idea. Dice: “Chi sono io? Non so parlare! Non sono mai stato bravo a parlare. È chiaro che hai preso la persona sbagliata”. Il Signore risponde: “Chi ha fatto la bocca dell'uomo? ...”. Io ti ho creato. Ti conosco e ti ho scelto”.
Poi, Mosè, in realtà, dice questa frase due volte! Versetto 13: 13 Mosè disse: «(Ahimè) Ti prego, Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!»
Torniamo a Geremia.
Non posso parlare perché sono troppo giovane!
Non posso parlare perché sono troppo giovane!
Versetto 6: 6 ... io non so parlare, perché non sono che un ragazzo».
Chi sono io per parlare alla nazione? Sono solo un ragazzo! Nessuno mi ascolterà. Non sono nessuno. Sono troppo giovane per essere preso sul serio. Non ho nessuna credibilità.
Quanti anni aveva Geremia in quel periodo? Gli studiosi stimano che avesse tra i 17 e i 20 anni, probabilmente un adolescente.
Geremia era convinto che la sua età lo squalificasse dall'essere un messaggero di Dio, ovvero di portare i messaggi di Dio con autorità. Ricordate che i profeti dovevano spesso trovarsi faccia a faccia con i re. Ve lo immaginate? Un diciassettenne che prende un messaggio di autorità e deve dirlo, nel nostro caso, al primo ministro o al presidente? È spaventoso. È una grande pressione. Non è una cosa facile. Anche solo il fatto di essere quello strano che ama e segue l'unico, vero Dio, mentre tutti gli altri lo prendono in giro e non lo ascoltano... è difficile. Somiglia molto alla nostra società e al mondo in cui viviamo oggi.
Il Signore Risponde
Il Signore Risponde
Ascoltiamo la risposta del Signore; versetto 7: 7 Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono un ragazzo”
No, non dire così. Stai pensando a te stesso solo dal tuo punto di vista. Non sei tu a definire chi sei o cosa sei capace di fare. Chi ti credi di essere?? per pensare che quello che tu dici di te stesso, o quello che pensi di te, sia più importante di quello che io dico o penso di te. O che ciò che gli altri dicono o pensano di te sia più importante di ciò che io dico che tu sei. Io sono il tuo Creatore. Ti ho creato io. Io dico chi sei. Non tu... e non gli altri. Io dico ciò che sei in grado di fare. Sono Colui che ti dà la forza, le abilità e la capacità di fare cose che non saresti mai in grado di fare da solo. Non dire che sei troppo giovane. Io so chi sei... e so chi diventerai. Tu dici: “Chi sono?”. Io, Dio, dico: “Chi sono Io in te?”. Se sono con te, non hai nulla di cui preoccuparti.
Collaborazione
Collaborazione
Il Signore continua la sua risposta: 7...perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il Signore.
Noi non possiamo fare la parte di Dio e Lui non farà la nostra parte. Potrebbe... ma ha scelto di non farlo. Ha impostato il suo regno in questo modo. Vuole collaborare con i suoi figli.
C'è una storia che racconta di un padre e di un figlio che lavano i piatti insieme. Il figlio è solo un ragazzino, forse di 5 anni. Nella storia, il padre invita il figlio ad aiutare a lavare i piatti. Il bambino, desideroso di aiutare, salta su e inizia ad aiutare il padre. E cosa succede? Finisce per fare un pasticcio! Versa acqua dappertutto, fa cadere i piatti e finisce per creare altro lavoro... da pulire... è un casino! Nonostante il caos, il padre non è frustrato, ma anzi è super contento del tempo trascorso con il figlio. Gli piaceva il semplice fatto di passare del tempo con suo figlio. Non ama suo figlio per le sue buone (o cattive) performance. Ama suo figlio per quello che è, cioè suo figlio.
Dio ama collaborare con i suoi figli. Come un padre che ama fare le cose con i suoi bambini, anche se sono più lente e disordinate, Dio ama il processo. Che cosa intendo dire? Intendo dire che ama camminare accanto ai suoi figli e fare questo viaggio di vita insieme. Non gli interessa solo il prodotto finale. Come se dicesse: “Ok, quando sarai più grande, quando avrai fatto questo, questo e questo, allora sarai abbastanza pronto e ti userò”. Non è così. Egli ci usa, nonostante la nostra debolezza. Ci ama ed è contento di godersi tutto il percorso, dall'inizio alla fine.
Quando ero al liceo, avevo circa 16 o 17 anni, un giorno un'amica mi mandò un messaggio. ---Scusami, Laura. A quel punto non ti conoscevo ancora.--- Ma lei mi disse qualcosa del tipo: “Non mi sento degna di ricevere l'amore di Dio. Non mi sento abbastanza brava. Come può Dio amarmi? Non sono abbastanza brava. Ho fatto troppe cose brutte. Non sono degno di essere amato”.
All'inizio ho reagito subito e ho detto: “Cosa vuol dire che non sei abbastanza brava? Certo che sei abbastanza brava! Dio ti ama. Sei grande, sei incredibile. Certo che Dio ti ama”. Le ho mandato un messaggio cercando di incoraggiarla e di convincerla che non era così male come pensava.
Ma poi, dopo qualche ora - ho iniziato a pensarci meglio. Ho capito che quello che avevo detto non era del tutto vero. Poteva sembrare una cosa carina da dire, ma in realtà non era giusta rispetto a ciò che insegna la Bibbia.
Così, più tardi, le ho inviato un altro messaggio e le ho detto: “In realtà, nessuno di noi è degno. Nessuno di noi è abbastanza bravo da ricevere l'amore di Dio. Dio non ti ama perché sei buono o perché hai fatto abbastanza cose buone e hai evitato di fare cose cattive. Non ti ama perché sei degno o perché te lo meriti. Non è questo il motivo per cui ti ama. In effetti, nessuno di noi è degno. Nessuno di noi è abbastanza bravo, eppure Dio ci ama e ci salva nonostante questo”.
Ci ha salvato mentre eravamo ancora suoi nemici. Ci ha salvati non per quello che siamo - bravi, degni, ecc. - ma per quello che è Lui - per il suo carattere. Egli è amore. Ama mostrare misericordia e grazia.
Così le ho detto: “Tu sei come tutti gli altri, sei come me. Non ti puoi guadagnare l'amore di Dio. Non lo meriti. Ma Lui ti ama lo stesso”.
Conclusione: Piccoli passi
Conclusione: Piccoli passi
Allora, per concludere, cosa facciamo con questa conoscenza? Abbiamo visto che Dio usa i giovani. Abbiamo visto che Dio usa persone che non lo meritano e persone che non si sentono qualificate. Abbiamo visto che Dio collabora con noi, persone deboli e rotte, per realizzare i suoi scopi qui sulla Terra—e ama farlo; ama il processo di lavoro con noi.
E adesso? ..... La domanda è: state lavorando con Lui? Come state collaborando con Lui? Vi state facendo usare da Lui? Come state vivendo la vostra fede?
Forse oggi sei qui e hai già sentito messaggi come questo. Forse per tutta la vita hai ascoltato messaggi come questo, ma non hai mai risposto. Forse pensi di non essere ancora pronto per impegnarti. Pensi di essere troppo giovane e che forse tra qualche anno sarai pronto a dare la tua vita al Signore. Hai solo bisogno di capire alcune cose e poi sarai pronto e Dio ti accetterà.
Ma voglio dirti che se sei qui e non conosci Cristo, se Egli non vive in te, oggi è il giorno della salvezza. Se riconosci di vivere una vita separata da Dio e che hai bisogno di un salvatore, voglio dirti che c'è una buona notizia per te. Io conosco un salvatore. Conoscoil Salvatore. Ed è così buono. Ti conosce. E vuole che tu lo conosca. Ti conosceva prima che tu nascessi. Conosce i tuoi desideri, le cose che ti danno gioia, i tuoi sogni. E conosce il tuo dolore, i tuoi dubbi, le tue paure... e il tuo peccato. Il problema è che il tuo peccato ti separa da Lui. Il mio peccato mi ha separato da Lui. Egli vuole rimuovere quel peccato da te, affinché tu possa essere vicino a Lui. Proprio come ha fatto per me.
La buona notizia è Cristo. Quello che io non ho potuto fare, Lui lo ha fatto per me. Sulla croce, Cristo è morto, prendendo su di sé il mio peccato, la mia punizione e salvandomi! Affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
O forse sei qui e conosci Cristo; hai dato la tua vita a Lui. Voglio incoraggiarvi: siate consapevoli delle piccole scelte che fate ogni giorno. È stato detto che siamo fatti delle piccole scelte che facciamo. Pertanto, è molto importante riflettere su se stessi e porsi alcune domande:
Per esempio: Quando vedo persone che soffrono, che lottano o che si sentono sole... qual è la mia reazione nei loro confronti? Agisco come le mani e i piedi di Cristo verso quelle persone. Oppure rispondo dicendo: “Oh Signore, non io, non posso farlo... Sono sicuro che c'è qualcun altro migliore che può farlo”.
E che dire del modo in cui trascorrete il vostro tempo? I social... TikTok... Instagram... YouTube... Videogiochi... Qualunque sia il modo in cui passate molto tempo... che forse non è il modo più utile di impiegare tutto il vostro tempo. Forse vi sta togliendo del tempo che potreste dedicare a conoscere Dio. Colui che vi ha creato e che desidera questa stretta relazione con voi.
O che dire del perdono? Avete bisogno di chiedere perdono a qualcun altro o di estendere il perdono a qualcun altro. “Ma loro non lo meritano”. Ebbene, voi meritavate di essere perdonati?
Forse conoscete Cristo da molti anni o forse oggi è il giorno in cui dite: “Voglio conoscerlo”. In qualsiasi condizione vi troviate ora, Dio ha lo stesso messaggio per voi.
Vi ama. Ama camminare con voi. Vuole che lo conosciate. E vuole usarvi per la Sua gloria. Non dovete essere perfetti. Dovete essere disposti e disponibili. Va bene sentirsi indegni; in ogni caso, nessuno di noi lo merita. Va bene se non avete capito tutto quanto, se non avete tutti i pezzi insieme. Lui sarà con voi e vi aiuterà. Fidatevi di ciò che dice e confidate che Lui vi conosce e sa cosa è meglio, meglio di voi.
