In Piedi,… Nel Mezzo

Gionathan Brasiello
Gazebo Napoli 2026  •  Sermon  •  Submitted   •  Presented
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Introduzione

Quando Cristo opera tra la ferita e la restaurazione
Solo il risultato. C’è una tendenza molto pericolosa nella nostra vita: dare valore soltanto ai momenti nei quali realizziamo i nostri sogni.
Pensiamo al momento in cui finalmente gustiamo il pezzo di torta, ma dimentichiamo tutto il tempo necessario alla sua preparazione. Pensiamo al giorno in cui compriamo la prima macchina, la prima casa, oppure raggiungiamo un traguardo che abbiamo tanto desiderato. Sono momenti belli, importanti, legittimi; momenti che ciascuno di noi desidera, brama e spera di vivere.
Eppure, se valutiamo la vita soltanto in base ai momenti in cui “finalmente accade qualcosa”, rischiamo di ridurre la nostra esistenza all’osso. Perché la vita non è fatta soltanto del momento in cui il sogno si realizza, ma anche di tutto ciò che Dio forma in noi mentre aspettiamo.
Mattia. Penso a mio figlio Mattia. Stava preparando una canzone per il concerto di fine anno della scuola. Aveva deciso di cantare un cantico per lodare il Signore davanti ai suoi amici. Si è impegnato ogni giorno, ha studiato, si è preparato, ha dedicato tempo ed energie. Però, quando è arrivato il giorno del musical, a causa di un problema tecnico, solo una parte della canzone è andata a buon fine.
Per lui è stato doloroso. Dopo tanto lavoro, proprio il momento in cui avrebbe dovuto raccogliere il frutto sembrava essersi rovinato. Ma in quel momento gli ho fatto notare una cosa: tutto il lavoro che aveva fatto non era andato perso. In quel tempo di preparazione, lui aveva imparato disciplina, dedizione, costanza e responsabilità.
Allo stesso modo, anche nella vita spirituale ci sono momenti tra la preparazione e la promessa, tra la parola ricevuta e il suo compimento, tra il bisogno e il miracolo. E questi momenti non vanno disprezzati. Vanno riconosciuti, rispettati e vissuti davanti a Dio.
Nel nostro testo, Gesù chiama un uomo con la mano secca e, prima ancora di guarirlo, gli chiede di stare nel mezzo, in piedi, davanti a tutti.
Questo ci insegna che Dio non è presente soltanto nel momento della realizzazione del miracolo. Cristo opera anche nel tempo dell’attesa, nello spazio che intercorre tra la promessa e il compimento.
Dio nella Bibbia ha spesso lavorato così. Noè dovette attendere prima del diluvio. Giosuè e Caleb dovettero attendere circa quarant’anni prima di entrare nella terra promessa. Simeone attese una vita prima di vedere il Cristo. I discepoli attesero dieci giorni prima di ricevere la potenza dello Spirito Santo.
E anche quest’uomo, forse proprio come me e come te, viene chiamato a stare nel mezzo.
Mano Secca. La Bibbia dice che quest’uomo aveva la mano secca. Il termine lascia intendere che quella mano era diventata secca: qualcosa era accaduto. Quest’uomo porta con sé una storia, un incidente, una perdita, una limitazione. E ora Gesù lo chiama a stare in piedi, al centro, sospeso tra il suo dramma e la sua guarigione, tra la ferita e la restaurazione.
Questa sera voglio considerare tre aspetti di questo stare nel mezzo.

1. Nel mezzo: il luogo dove Cristo ci incontra

Il primo aspetto è il luogo nel quale Gesù chiama quest’uomo a stare al centro: la sinagoga.
La sinagoga era un luogo di preghiera, di ascolto e di studio delle Scritture. Non era un luogo perfetto, perché nel testo vediamo anche cuori duri, sguardi critici e opposizione religiosa (potevano solo limitarsi a vedere quello che Gesu’ avrebbe compiuto). Però era comunque un luogo ideale: il luogo dove la Parola di Dio veniva ascoltata.
Quest’uomo era lì. Nonostante la sua mano fosse ancora secca, nonostante nulla fosse ancora cambiato, nonostante il suo problema fosse ancora attaccato alla sua vita, egli si trovava nel posto giusto.
E questo è importante.
Forse anche tu sei in un luogo che non è perfetto. Penso anche a questo gazebo, a questa piazza, a questo spazio nel quale ci troviamo. Non è un luogo perfetto. Magari non tutti sono qui con lo stesso cuore. Magari ci sono distrazioni, opposizioni, dubbi o resistenze. Ma può diventare il luogo ideale dove Cristo ti chiama nel mezzo per lavorare nella tua vita.
Forse in tutte queste sere non è ancora accaduto ciò che speravi. Forse il tuo problema è ancora lì. Ma sei ancora qui. Non hai strappato l’invito. Non ti sei allontanato. Non hai detto: “Non è successo niente, quindi non torno più.”
E proprio questa sera, nel luogo giusto, Gesù ti chiama a stare nel mezzo.
Non perché vuole esporre la tua vergogna, ma perché vuole incontrare il tuo bisogno.

2. Nel mezzo: il coraggio di rivelare ciò che non va

Il secondo aspetto è il motivo per cui Gesù chiama quest’uomo al centro.
Gesù gli dice di alzarsi e di mettersi nel mezzo. E l’uomo obbedisce.
Sicuramente una decisione del genere poteva esporlo alla critica, allo sguardo degli altri, forse anche alla derisione (appelli che servono a tranquillizzare le persone).
Ma cosa sapevano gli altri di quello che lui stava vivendo? Cosa sapevano del peso di una mano secca? Cosa sanno gli altri di una famiglia danneggiata, di un matrimonio al collasso, di una vita paralizzata, di un dolore portato in silenzio?
Quest’uomo è chiamato da Gesù al centro perché il Signore vuole portare alla luce ciò che deve essere guarito.
La seconda richiesta di Gesù sarà: “Stendi la mano.” Ma Gesù non specifica quale mano. E quell’uomo, nel mezzo, decide di presentare a Gesù proprio la mano secca.
Questo è il punto: non siamo qui per mettere in mostra ciò che va bene nella nostra vita. Questo appello non è una vetrina spirituale. È il luogo dove possiamo finalmente presentare a Cristo ciò che ha bisogno di essere restaurato.
Stare nel mezzo diventa un momento di onestà con Gesù. Un momento rivelatore della nostra reale condizione.
Il profeta Gioele richiama un luogo molto particolare: “Fra il portico e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore.” Gioele 2:17
Fra il portico e l’altare c’è uno spazio di intercessione, di pianto, di verità, di ritorno a Dio. Non è il luogo della finzione. È il luogo dove il cuore si apre davanti al Signore.
Questa sera Cristo non ci chiama nel mezzo per umiliarci, ma per guarirci. Non per esporci alla vergogna, ma per restaurare ciò che si è seccato, riabilitare ciò che è paralizzato e toccare ciò che da troppo tempo non funziona più.
Basta un momento di vera esposizione alla presenza di Cristo perché il miracolo possa cominciare.

3. Nel mezzo: la restaurazione misurata su ciò che Dio ha lasciato

Il terzo aspetto è il miracolo.
Gesù dice all’uomo: “Stendi la mano.”
Ed egli la stese. E la sua mano fu guarita.
Ma il Vangelo di Matteo aggiunge un dettaglio importante: “E quella tornò sana come l’altra.” Matteo 12:13
Questo è il metro di paragone del miracolo. La mano secca viene restaurata come l’altra.
In altre parole, il testo ci sta dicendo che quell’uomo, pur avendo una mano secca, aveva ancora un’altra mano funzionante. Aveva una parte della sua vita danneggiata, ma Dio gli aveva lasciato ancora qualcosa di utile.
E qui nasce una domanda importante: quello che Dio ti ha lasciato, lo stai utilizzando? Oppure stai permettendo alla tua “mano secca” di stabilire i parametri della tua vita?
Molti identificano se stessi solo con la mano secca, con la disgrazia, con la perdita, con quello che non funziona più. Ma Dio ci lascia sempre qualcosa su cui fissare i giusti parametri della nostra vita.
Sansone perse i capelli, ma non perse le radici. I suoi capelli ricominciarono a crescere, perché ciò che sembrava finito non era stato completamente rimosso.
La vedova di Sarepta fu colpita dalla carestia, ma aveva ancora un pugno di farina e un po’ d’olio. E proprio da quel poco Dio fece nascere la sua provvidenza.
Quando i creditori bussarono alla porta della vedova in 2 Re 4:1–7, la voce profetica le fece una domanda precisa: “Che cosa hai in casa?”
Lei rispose: “La tua serva non ha nulla in casa, tranne un vasetto d’olio.”
E sappiamo come andò: Dio moltiplicò proprio ciò che era rimasto.
Allora la domanda per noi è questa: che cosa Dio ha lasciato nella tua vita? Che cosa è rimasto? Che cosa puoi ancora usare? Che cosa puoi ancora fortificare?
Non lasciare che sia ciò che hai perso a definire la tua identità. Non lasciare che sia ciò che si è seccato a decidere il valore della tua vita. Usa quello che Dio ti ha lasciato, perché proprio quello può diventare il parametro della restaurazione che Cristo vuole compiere.
Quest’uomo aveva una mano secca, ma aveva ancora un’altra mano. E quando Gesù compie il miracolo, quella mano secca torna sana come l’altra.
Questo significa che Gesù non restaura in modo parziale. Egli non guarisce appena un po’. Quello che Cristo ristora torna utile, torna vivo, torna funzionante.
L’uomo che prima aveva una capacità limitata, ora riceve doppia forza, doppia possibilità, doppia capacità. Finalmente, quella mano viene restaurata.

Conclusione

Questa sera vogliamo stare nel mezzo.
Vogliamo stare nel luogo in cui Cristo ci chiama. Forse non è un luogo perfetto, ma può diventare il luogo ideale per incoraggiare la nostra fede in Gesù.
Vogliamo anche rivelare a Cristo non soltanto quello che va bene nella nostra vita, ma soprattutto ciò che ha bisogno di essere restaurato. Questo non è una vetrina religiosa. Questo non è un mettersi in mostra. Il tempo del mezzo è il luogo della sincerità davanti a Gesù.
È il luogo dove possiamo dire:
“Signore, questo è quello che non va.” “Questo è quello che deve essere restaurato.” “Questo è quello che ha bisogno della tua voce autorevole.”
E infine, in questo luogo nel quale Dio ci ha posti, vogliamo smettere di permettere a ciò che ci manca, o a ciò che è stato danneggiato, di definire la nostra identità.
Vogliamo invece utilizzare ciò che Dio ci ha lasciato.
Perché ciò che Dio ti ha lasciato può diventare il parametro della completa restaurazione che Cristo Gesù vuole operare nella tua vita.
Questa sera, Gesù ti chiama nel mezzo. Non per umiliarti, ma per incontrarti. Non per esporre la tua vergogna, ma per guarire la tua ferita. Non per ricordarti soltanto ciò che si è seccato, ma per mostrarti che ciò che Lui restaura torna sano, utile e funzionante.
Stendi la mano. Presenta a Cristo ciò che ha bisogno di essere guarito. E usa ciò che Dio ti ha lasciato, perché da lì il Signore può cominciare la sua opera di restaurazione.
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