Due Agende Incompatibili
Gionathan Brasiello
Gazebo Napoli 2026 • Sermon • Submitted • Presented
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Introduzione
Introduzione
Le Tenebre si oppongono all’arrivo di Gesu’. Marco 5 si apre con Gesù che arriva nella regione dei Geraseni. Ma prima di osservare ciò che accade a quest’uomo posseduto, dobbiamo chiederci: da dove viene Gesù?
Gesù viene da una notte di tempesta. Nel capitolo precedente, Marco racconta che i discepoli erano nel mare, in mezzo a una grande tempesta, mentre Gesù dormiva sulla barca. Poi il Signore si alza, sgrida il vento e dice al mare: “Taci, calmati!” E il vento cessa, e si fa grande bonaccia.
È significativo che Marco usi il linguaggio dello “sgridare”, lo stesso verbo che spesso troviamo nei racconti in cui Gesù affronta potenze spirituali. Questo ci fa intravedere che quella tempesta non era soltanto un problema atmosferico, ma una resistenza più profonda. Le tenebre non volevano che Gesù arrivasse dall’altra parte.
Ma questa è già una grande consolazione: Gesù attraversa la tempesta per raggiungere un uomo distrutto. Il Signore affronta la notte, il vento, le onde e la paura dei discepoli pur di arrivare da un uomo che tutti avevano ormai abbandonato. Anche questa sera, Cristo è pronto ad affrontare ogni opposizione pur di raggiungere una vita oppressa, ferita e bisognosa di liberazione.
Tre Forze. In questo brano vediamo tre forze all’opera sulla vita di quest’uomo.
La prima è la forza della società. La società prova a controllarlo, incatenarlo, legarlo e fermarlo. Ma non riesce ad aiutarlo. Alla fine, quest’uomo vive isolato, lontano dalla casa, lontano dalla comunità, tra i sepolcri e sui monti. Era già legato dentro, ma la società prova soltanto a legarlo anche fuori. Spesso la società può contenere, controllare o isolare, ma non può veramente liberare.
La seconda è la forza di Satana. Marco ci mostra che dietro la condizione di quest’uomo c’è un’opera spirituale distruttiva. L’avversario non vuole semplicemente disturbare la vita dell’uomo; vuole divorarlo. Come scrive Pietro, il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare (1 Peter 5:8-9). Questa è la sua agenda: rubare, distruggere, isolare, umiliare e consumare.
Ma grazie a Dio, nel testo appare anche una terza forza: la forza del Salvatore. Gesù arriva non per controllare quest’uomo, ma per liberarlo; non per aumentare la sua vergogna, ma per restituirgli dignità; non per aggiungere catene, ma per spezzarle.
Il contrasto emerge chiaramente dalle parole dell’indemoniato: “Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo?” Marco 5:7
Questa espressione rivela incompatibilità. È come se le tenebre dicessero: “Che cosa abbiamo in comune? Perché sei venuto a interferire?” La risposta è semplice: non c’è nulla in comune.
L’agenda di Satana e l’agenda di Gesù non possono convivere.
L’una distrugge, l’altra libera.
L’una toglie, l’altra restituisce.
L’una isola, l’altra reintegra.
L’una porta l’uomo verso i sepolcri, l’altra lo riporta alla vita.
1. L’agenda dell’avversario è reale
1. L’agenda dell’avversario è reale
L’agenda del nemico non è una fantasia, non è una teoria distante, non è una semplice possibilità. Marco ci mostra che questo piano era già in atto nella vita di quest’uomo.
Quest’uomo viveva tra i sepolcri. Era fuori dalla comunità, fuori dalla casa, fuori dalla pace e fuori dalla dignità. La sua condizione era la prova visibile che l’avversario non si limita a minacciare: quando trova spazio, egli agisce.
Gesù stesso dice: “Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere...”
Giovanni 10:10
Minimizzare i propositi del nemico è spiritualmente pericoloso. La Scrittura non ci presenta l’avversario come una figura innocua, ma come un ladro, un distruttore, un accusatore e un nemico dell’anima.
2. L’agenda dell’avversario è spietata
2. L’agenda dell’avversario è spietata
Il contenuto dell’agenda del nemico è spietato. Quest’uomo è umiliato, isolato, soggiogato e frammentato.
È umiliato, perché vive in una condizione disumana.
È isolato, perché non abita più in una casa, ma tra i sepolcri.
È spinto in luoghi deserti, lontano dalla comunione e dalla vita.
È soggiogato, perché non è più libero.
È frammentato, perché alla domanda di Gesù: “Qual è il tuo nome?”, la risposta è: “Legione.”
Questo è molto forte: l’uomo non riesce nemmeno a rispondere come individuo libero. La risposta rivela una vita occupata, dominata, divisa.
L’avversario non vuole soltanto ferire l’uomo; vuole cancellarne la dignità, rubarne l’identità, spezzarne le relazioni e trascinarlo in un’esistenza simile alla morte.
3. L’agenda dell’avversario è organizzata
3. L’agenda dell’avversario è organizzata
Il nome “Legione” comunica un potere organizzato, numeroso e aggressivo. Non siamo davanti a una confusione casuale, ma a un esercizio strutturato del male.
Una legione romana era composta da dieci coorti, ciascuna contenente circa cinquecento soldati, sebbene la prima coorte fosse di doppia forza con 960 uomini mentre le restanti nove coorti contenevano 480 fanti e 120 cavalleria. Nel complesso, una legione contava circa cinquemila o seimila fanti e cavalleria.
Il nemico lavora con intenzione. Non improvvisa la distruzione. Egli organizza, opprime, lega, isola e consuma.
Per questo Paolo scrive: “Il nostro combattimento non è contro sangue e carne...” Efesini 6:12
Questo non deve produrre paura, ma discernimento. La Chiesa non deve vivere ossessionata dal nemico, ma non deve nemmeno essere ingenua davanti alle sue macchinazioni.
4. L’agenda di Gesù va dritta al punto
4. L’agenda di Gesù va dritta al punto
Ora entra in scena l’agenda del Salvatore. “Esci da quest’uomo, spirito immondo!” Marco 5:8
Gesù non gira attorno al problema. Non perde tempo. Non si lascia distrarre dalla scena, dalle grida, dalla violenza dell’uomo, dal suo passato o dalla paura della gente. Gesù identifica il vero problema e parla con autorità.
Cristo sa mettere il dito esattamente dove la nostra vita ha bisogno di essere toccata. Egli non tratta soltanto i sintomi; Egli affronta la radice.
Lo vediamo anche nell’incontro con il giovane ricco. Quest’uomo arriva da Gesù con una domanda religiosa: “Che devo fare per ereditare la vita eterna?” Ma Gesù va dritto al punto. Non si ferma alla sua buona reputazione o alla sua osservanza religiosa. Gesù tocca ciò che dominava davvero il suo cuore: le sue ricchezze, la sua sicurezza, il suo attaccamento ai beni. “Va’, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri... poi vieni e seguimi.” Marco 10:21
Gesù non lo umilia, ma lo rivela a se stesso. Cristo conosce ciò che ci lega, anche quando noi lo nascondiamo sotto una forma religiosa.
5. L’agenda di Gesù sigilla la liberazione
5. L’agenda di Gesù sigilla la liberazione
Gesù non si limita a liberare quest’uomo. Gesù va oltre: sigilla la liberazione.
Quando i demoni chiedono di entrare nei porci, Gesù lo permette. Marco descrive la scena in modo molto vivido: il branco si precipita giù per il dirupo e finisce nel mare. Quello che i demoni fanno ai porci rivela ciò che volevano fare all’uomo. La loro agenda era sempre stata il precipizio, la perdita, la distruzione.
Ma Gesù interrompe quell’agenda.
Forse qualcuno avrebbe potuto pensare: “Finché Gesù è qui, quest’uomo è libero; ma quando Gesù lascerà questa regione, cosa succederà?” Eppure il Signore non lascia la sua opera incompleta. Egli non libera per un momento, ma per una nuova vita. La fine del branco diventa una conferma visibile: l’agenda di Cristo ha vinto sull’agenda dell’avversario.
Lo vediamo anche nella vita di Maria Maddalena: “Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni...” Luca 8:2
Maria non ricevette una liberazione superficiale o momentanea. Da quel momento la vediamo come una discepola fedele di Gesù: vicino alla croce, al sepolcro e poi come testimone della risurrezione.
Questo ci dice che quando Cristo libera, Egli non fa un’opera fragile. La liberazione di Cristo non è temporanea, incompleta o dipendente soltanto da un momento emotivo. Gesù sigilla ciò che compie.
Il collasso dell’economia infernale. C’è anche un dettaglio simbolico importante. I porci, nella sensibilità biblica e giudaica, rappresentavano ciò che era impuro. Quella regione aveva un’economia legata a ciò che era impuro. Anche oggi viviamo in una società dove intere economie si appoggiano su ciò che rende l’uomo schiavo: dipendenze, immoralità, compromessi e sistemi che consumano la dignità delle persone.
Ma quando l’agenda di Cristo entra in una vita, Gesù non viene a negoziare con ciò che ci distrugge. Egli viene a liberarci e a spezzare ogni legame con ciò che ci teneva schiavi.
6. L’agenda di Gesù restituisce dignità
6. L’agenda di Gesù restituisce dignità
Marco ci mostra poi l’uomo liberato: “...seduto, vestito e sano di mente...” Marco 5:15
Questa è una delle immagini più belle del testo.
Prima era agitato; ora è seduto.
Prima era nudo; ora è vestito.
Prima era frammentato; ora è sano di mente.
Prima era tra i sepolcri; ora è davanti a Gesù.
Prima era dominato; ora è libero.
Gesù non libera a metà. Egli non si limita a far uscire l’uomo dai sepolcri; gli restituisce dignità, mente, pace e identità.
Lo stesso principio lo vediamo nella donna dal flusso di sangue. Per anni aveva vissuto nella sofferenza, nell’impurità rituale, nell’isolamento e nella vergogna. Quando tocca il lembo della veste di Gesù, viene guarita. Ma Gesù non si accontenta di una guarigione nascosta. La chiama fuori, la fa parlare, e poi le dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace...” Marco 5:34
Gesù non le restituisce solo salute; le restituisce dignità. Non la lascia nascosta nella folla, come una donna guarita ma ancora piena di vergogna. La chiama figlia. Le restituisce identità, pace e posto nella comunità.
Così anche con l’indemoniato di Gerasa. L’agenda di Satana voleva renderlo irriconoscibile. L’agenda di Gesù lo rende di nuovo uomo.
Conclusione: L’agenda di Cristo non è sempre il piano che avevamo in mente
Conclusione: L’agenda di Cristo non è sempre il piano che avevamo in mente
Il finale del racconto è sorprendente.
Gesù acconsente alla richiesta dei demoni, permettendo loro di entrare nei porci.
Gesù rispetta anche la richiesta degli abitanti della regione, che lo pregano di andare via dal loro territorio.
Ma quando l’uomo liberato gli chiede di seguirlo, Gesù glielo vieta.
I demoni chiedono, e Gesù permette.
La folla chiede, e Gesù se ne va.
L’uomo liberato chiede, e Gesù dice di no.
Perché? Perché l’agenda di Cristo non corrisponde sempre al piano che noi ci siamo costruiti nella mente.
Quest’uomo voleva restare fisicamente vicino a Gesù. Era una richiesta comprensibile, bella, persino spirituale. Ma Gesù aveva per lui un’altra missione: “Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te.”
Marco 5:19
L’agenda di Cristo non era soltanto liberarlo, ma rimandarlo là dove la sua testimonianza sarebbe stata più potente. Proprio quella casa che aveva perso, proprio quelle relazioni che erano state distrutte, proprio quella regione che lo conosceva come uomo tormentato, ora dovevano vederlo come uomo trasformato.
L’agenda del nemico voleva quest’uomo tra i sepolcri.
L’agenda di Gesù lo voleva tra i suoi.
L’agenda del nemico voleva farne un simbolo di distruzione.
L’agenda di Gesù ne fa un testimone di misericordia.
Perciò questa sera non chiediamo soltanto: “Signore, liberami.”
Chiediamo anche: “Signore, fammi entrare nella tua agenda, anche quando è diversa dalla mia.”
