Non sei lontano
Gionathan Brasiello
Gazebo Napoli 2026 • Sermon • Submitted • Presented
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Introduzione
Introduzione
Il brano biblico di Marco 12:28–34 ci presenta la storia di uno scriba, un dottore della legge, che interroga Gesù.
Il contesto è molto interessante, perché ancora una volta Gesù è attorniato da diversi gruppi religiosi che cercano di tendere delle trappole al Maestro di Galilea.
Al versetto 13 arrivano i farisei e gli erodiani, con la questione delle tasse: bisogna darle a Cesare oppure no? Vogliono mettere Gesù in difficoltà politicamente e religiosamente.
Poi, al versetto 18, arrivano anche i sadducei, che tentano di metterlo in ridicolo con una domanda assurda sulla risurrezione. Anche loro non stanno cercando sinceramente la verità. Vogliono intrappolare Gesù, metterlo in difficoltà, esporlo davanti alla folla.
Quindi il contesto che prepara l’ingresso di questo dottore della legge è un contesto fatto di farsa, opposizione, ribellione, recitazione e certamente anche ostilità.
In mezzo a questa nebbia di ipocrisia, in mezzo a questo inutile susseguirsi di domande, si alza una voce diversa.
Uno scriba fa una domanda riguardo alla legge. Ma, a differenza degli altri, non sembra voler tendere una trappola. Vuole sapere la verità.
Gesù allora orienta la discussione verso di lui. E c’è un’espressione che desidero mettere in evidenza, perché sarà il centro della nostra riflessione. Gesù dice a quest’uomo:
“Tu non sei lontano dal regno di Dio.”
Questa è una frase profondissima.
E su questa espressione voglio concentrare la nostra attenzione.
1. La conoscenza della Parola di Dio ti avvicina alla verità
1. La conoscenza della Parola di Dio ti avvicina alla verità
Il primo motivo per cui Gesù dice a questo scriba: “Tu non sei lontano”, è che quest’uomo dimostra un legame autentico con le Scritture.
Il suo interesse sembra sincero. Egli manifesta una certa onestà intellettuale. A differenza dei suoi colleghi, ascolta Gesù senza lo stesso livello di pregiudizio e riconosce che Gesù ha risposto bene (leggere il versetto 28).
Il testo dice che lo scriba, vedendo che Gesù aveva risposto bene, gli pose la sua domanda.
In altre parole, quello che Gesù diceva aveva senso.
Questo è importante, perché la conoscenza biblica ha un valore immenso. Studiare la Parola di Dio, frequentare la chiesa, comprendere i sani principi biblici, non è tempo perso.
Sono tutti elementi che riducono quelle distanze che ci sono tra noi e Dio. La Bibbia ci porta più vicini al Signore e ci apre le porte del regno di Dio.
Ma soprattutto, notiamo questo: lo scriba vede che quello che Gesù dice ha senso. E qui c’è una grande applicazione per noi.
Applicazione. Quello che la Bibbia dice ha senso. Quello che la Bibbia ci invita a seguire ha senso.
Obbedire ai genitori ha senso. Amare e rispettare la propria moglie ha senso. Rispettare il proprio marito ha senso. Rispettare le leggi ha senso. Avere rispetto per le persone più grandi e per le autorità ha senso.
La Parola di Dio ha logica. La volontà di Dio non è assurda. I comandamenti di Dio non sono contro l’uomo, ma sono per il bene dell’uomo.
E questo è importante, perché quello che stiamo proclamando non è privo di senso.
Al di là di tutte le diverse posizioni filosofiche e dottrinali, nessuno può dire onestamente che quello che predichiamo non abbia senso.
Ha senso dire che l’umanità è immersa nel peccato. Ha senso dire che questa generazione sta andando allo sfacelo se non si arrende a Gesù Cristo il Signore. Ha senso dire che senza una rivoluzione spirituale, senza una riforma del cuore, la nostra società è destinata al collasso.
Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale può ascoltare Gesù, può ascoltare la Parola di Dio, e concludere: “Quello che sto ascoltando ha senso.”
Felice, quarto governatore della Giudea. Pensiamo a Felice, in Atti 24. Paolo gli parla di giustizia, di autocontrollo e del giudizio futuro. Felice ascolta e si spaventa. In qualche modo comprende che quel messaggio è serio, che ha peso, che ha senso. Ma invece di arrendersi alla verità, dice a Paolo: “Per ora va’; quando ne avrò l’opportunità, ti manderò a chiamare.” (Atti 24:25).
Erode Agrippa II. Pensiamo anche ad Agrippa, in Atti 26. Paolo gli annuncia Cristo, gli parla delle promesse, dei profeti, della risurrezione. Paolo arriva persino a dirgli: “Io so che tu credi ai profeti.” Agrippa conosceva le Scritture. Capiva la logica del ragionamento di Paolo. Non era ignorante riguardo alle cose di Dio. Eppure rimane lì, davanti alla verità, senza fare il passo della fede.
Questo ci mostra che una persona può riconoscere che il messaggio di Dio ha senso, può capire che la Bibbia ha ragione, può persino essere colpita dalla verità, e tuttavia non arrendersi personalmente a Cristo.
Questa è la prima cosa: la conoscenza della Parola di Dio ci avvicina alla verità. Ma essere avvicinati alla verità non significa ancora essere salvati dalla verità.
2. Non essere lontano non significa essere dentro
2. Non essere lontano non significa essere dentro
La seconda cosa che desidero evidenziare riguarda proprio l’espressione che Gesù utilizza: “Tu non sei lontano dal regno di Dio.”
Non significa: “Tu sei dentro.”
Gesù avrebbe potuto dire: “Tu sei vicino.” Avrebbe potuto essere, diremmo noi, più ottimista. Invece usa questa sfumatura particolare: “Tu non sei lontano.”
Perché? Perché manca poco, ma manca ancora qualcosa.
Essere a un passo dal traguardo non equivale ad averlo tagliato. Essere sulla soglia della porta non significa essere dentro casa.
L’isola di Ponza. Se un uomo sta annegando a un metro dalla riva, è certamente vicinissimo alla salvezza, ma rischia comunque di affondare.
Ecco il pericolo: l’illusione della vicinanza.
Applicazione. Questo scriba fa parte di quella grande schiera di persone che conoscono la corretta teologia, approvano il messaggio di Cristo Gesù, riconoscono la validità delle sue parole e arrivano persino a dire: “Bene, Maestro.”
Lo considerano Maestro. Ma non hanno ancora fatto il salto della fede. Puoi essere d’accordo con Gesù senza essere convertito a Gesù.
La conoscenza di Gesù non ti salverà dall’ira di Dio. La tua approvazione intellettuale non equivale alla sottomissione del tuo cuore.
Quante persone sono familiari con le cose di Dio. Frequentano la chiesa, partecipano ai campeggi, gioiscono nei raduni, godono degli eventi speciali nelle nostre comunità, conoscono il linguaggio cristiano, conoscono le canzoni, conoscono le predicazioni.
Eppure sono ancora fuori. Sono vicini, ma non dentro.
Sono informati, ma non trasformati. Sono d’accordo, ma non arresi.
La Bibbia ci presenta diversi esempi di persone che hanno orbitato attorno alle cose di Dio, ma non hanno mai fatto realmente loro quella esperienza.
Giuda Iscariota. Giuda ha camminato con Gesù. Ha ascoltato i suoi insegnamenti. Ha visto i suoi miracoli. Ha partecipato alla vita del gruppo dei discepoli. Era vicino fisicamente, vicino religiosamente, vicino ministerialmente.
Eppure il suo cuore era lontano. Giuda ci mostra che si può stare vicino a Gesù senza appartenere veramente a Gesù.
Giovane ricco. Va da Gesù con una domanda importante: “Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Conosce i comandamenti. Ha una vita moralmente rispettabile. Il testo dice persino che Gesù, guardatolo, lo amò.
Era vicino. Molto vicino. Ma quando Gesù tocca il punto centrale del suo cuore, quando gli chiede di lasciare ciò che lo possedeva interiormente, egli se ne va rattristato.
Era vicino alla porta, ma non è entrato. E quanti oggi sono così?
Persone vicine, ma non dentro. Persone che sanno, ma non si arrendono. Persone che frequentano, ma non appartengono. Persone che approvano, ma non seguono.
La nostra preghiera è che questa sera tu non sia soltanto qualcuno che non è lontano dal regno di Dio, ma che tu possa entrare nel regno di Dio, accettando Gesù Cristo come tuo personale Salvatore.
3. L’ultimo passo: dalla conoscenza alla relazione
3. L’ultimo passo: dalla conoscenza alla relazione
La terza domanda è questa: che cosa manca per compiere quell’ultimo metro?
Se quest’uomo è così vicino, che cosa gli manca davvero? Che cosa lo tiene ancora fuori dal regno?
Il testo ci mostra un dettaglio importante. Lo scriba vede Gesù come un ottimo Maestro (Marco 12:32), ma non lo ha ancora riconosciuto come il suo Signore e il suo Salvatore.
Approva le sue parole, ma non ha ancora abbandonato la propria giustizia personale e religiosa. Non ha ancora rinunciato alla sicurezza basata sul suo essere un brav’uomo, un uomo religioso, un esperto della legge.
Ancora non si è aggrappato alla grazia. Gesù ha appena detto che il più grande comandamento è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza, e amare il prossimo come se stessi.
Lo scriba risponde: “È vero, Maestro.” Ma per vivere davvero questo comandamento, egli ha bisogno di qualcosa che la sola conoscenza non può produrre. Ha bisogno dello Spirito Santo. Ha bisogno di nascere di nuovo.
Perché l’amore non è solo un concetto da afferrare. L’amore è una Persona da accogliere.
Non basta comprendere il comandamento dell’amore. Bisogna ricevere l’amore incarnato, che è Gesù Cristo.
Non basta sapere che bisogna amare Dio. Bisogna essere riconciliati con Dio. Non basta sapere che bisogna amare il prossimo. Bisogna ricevere un cuore nuovo. Non basta dire: “Hai risposto bene, Maestro.” Bisogna piegarsi davanti a Cristo e riconoscerlo come Signore.
La Bibbia ci mostra anche persone che sono passate dalla conoscenza alla decisione personale.
Nicodemo. Quando va da Gesù in Giovanni 3:2-3, gli dice: “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio.” Nicodemo ha una convinzione intellettuale. Riconosce che in Gesù c’è qualcosa di divino. Riconosce che nessuno può fare quei segni se Dio non è con lui.
Ma Gesù gli risponde parlando di nuova nascita: “Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.” (Giovanni 3:3)
In altre parole, Gesù gli sta dicendo: “Nicodemo, non basta sapere qualcosa su di me. Hai bisogno di nascere di nuovo.”
Nicodemo parte da una conoscenza, ma nel Vangelo di Giovanni lo vediamo progredire. Prima va da Gesù di notte. Poi lo difende davanti ai capi. Infine, dopo la croce, lo vediamo insieme a Giuseppe d’Arimatea mentre porta aromi per la sepoltura di Gesù.
Quell’uomo non resta soltanto nel campo della teoria. La sua conoscenza comincia a diventare esposizione, decisione, identificazione con Cristo.
Eunuco Etiope. Pensiamo anche all’eunuco etiope in Atti 8. Leggeva il profeta Isaia, ma non comprendeva. Aveva il testo davanti agli occhi, ma non aveva ancora visto Cristo nel testo. Quando Filippo gli annuncia Gesù, egli non si limita a dire: “Interessante. Ha senso. Bella spiegazione.” No.
Quando vede dell’acqua, dice: “Ecco dell’acqua; che impedisce che io sia battezzato?” La comprensione diventa decisione. La teoria diventa obbedienza. La conoscenza diventa una risposta personale.
Questo è l’ultimo passo che manca a molti: passare dall’avere una cognizione intellettuale ad avere un’esperienza personale con Cristo.
Non basta essere impressionati da Gesù. Bisogna essere salvati da Gesù. Non basta essere d’accordo con Gesù. Bisogna arrendersi a Gesù. Non basta dire: “Gesù ha ragione.” Bisogna dire: “Gesù è il mio Signore.”
Il testo si chiude dicendo: “E nessuno osava più interrogarlo.” Cala il silenzio davanti alla parola di Gesù.
Ma quel silenzio non deve essere un silenzio vuoto. Deve diventare lo spazio di una decisione. Quel silenzio deve portarci ad accettare Gesù.
A questo punto la domanda non è più soltanto: “Che cosa dice la legge?” La domanda non è più soltanto: “Qual è il più grande comandamento?” La domanda diventa: Che cosa farai tu con Gesù?
Conclusione
Conclusione
Quanti di noi, oggi, si trovano nella posizione di questo scriba?
Conosciamo la Bibbia. Sappiamo quali sono i sani principi. Sappiamo magari elencare qualche canto. Siamo d’accordo con i sermoni che ci vengono predicati. Crediamo che la Parola di Dio abbia davvero senso, soprattutto in una società la cui agenda è spesso distorta, contraria e ribelle ai principi biblici.
E magari, perché no, siamo anche brave persone. Non siamo lontani dal regno di Dio come chi vive nel peccato ostentando la propria ribellione davanti al Signore. Non siamo lontani come chi rifiuta apertamente Dio, disprezza la sua Parola e cammina volontariamente lontano dalla verità.
Però questa sera dobbiamo ricordarci una cosa: essere vicini alla porta della salvezza non significa essere entrati nell’arca della salvezza.
Essere d’accordo con Gesù non significa appartenere a Gesù.
Ammirare Gesù non significa essersi arresi a Gesù.
Conoscere la verità non significa aver ricevuto la vita.
Questa sera io ti invito a non accontentarti di essere un semplice supporter di Gesù, un ammiratore di Gesù, qualcuno che ascolta, approva, annuisce, ma resta ancora sulla soglia.
Non sono i chilometri di peccato sfrenato che stanno portando tante persone all’inferno, sono invece quei restanti millimetri di giustizia religiosa che ingannano le genti.
Gesù ti dice questa sera: “Sei sulla soglia, ed è un bene. Non sei lontano, ed è una grazia. Ma perché fermarti lì?”
Varca questa porta. Entra nel regno.
Non restare vicino alla salvezza: ricevi la salvezza. Non limitarti ad approvare Cristo come Maestro: accoglilo come Signore e Salvatore.
